In un ipotetico microcosmo industriale, i quadri di Biagi riproducono l’esilio esistenziale dei lavoratori e il loro inevitabile sacrificio. Egli vuole rappresentare il contesto produttivo e gli strumenti utilizzati dall’uomo post-industrializzazione, esposto all’insidia della tossicità degli ambienti di lavoro e obbligato all’alacre dinamismo. La fabbrica è vita e morte, possibilità e negazione, è il luogo nel quale l’individuo rinuncia al suo istinto naturale e alla propria libertà per diventare parte integrante del meccanismo collettivo.
Dino Buzzati, in un suo celebre racconto, utilizza poeticamente il termine Barbacane, che in origine indica parti fortificate di rocche e castelli, per rappresentare uno scorcio industriale. L’immagine che Buzzati vuole esprimere si riflette nel lavoro pittorico di Biagi, il quale adotterà il medesimo appellativo per simboleggiare i suoi ferrosi e corrosivi bastioni.